
L'opera, costruita su misura per la brillante attrice Maddalena Marliani, cavallo di battaglia poi nel tempo per molte altre grandi interpreti, è una vera e compiuta "commedia borghese”, tutta imperniata su un personaggio, già abbozzato in varie opere precedenti, della donna attraente e avveduta, che usa con vivacità, arguzia, garbo e accortezza le arti della seduzione per far trionfare, davanti a chi le bistratta e le disprezza, le "ragioni" di tutte le donne, "che sono le migliori cose che abbia prodotto al mondo la bella madre natura".
In un abile gioco di contrapposizioni - compensazioni, che servono a evidenziare i "caratteri" e a rendere agile e mosso l'intreccio, tolte alcune scene di proposito dal regista, non essenziali allo svolgimento del tema principale, ben presto lo spettatore ha presenti i dati iniziali: una locanda, una locandiera, presente prima nei cuori e sulla bocca dei clienti e poi di persona, sempre comunque al centro della scena, un marchese spiantato capace solo di offrire "protezione", un conte aggressivo e spavaldo, che ha "comprato" il titolo, convinto che per farsi valere servono più "i quattrini" della nobiltà, sempre in gara fra loro per conquistarsi le grazie della donna.
Ma a pungere sul vivo Mirandolina e a spingerla a una sottile vendetta è un cavaliere, rude, goffo e misogino, che la ferisce nella sua femminilità perché considera le donne "una infermità insopportabile". A far da spalla alla giovane sta il suo aiutante Fabrizio (i soli due nomi propri!), a cui lei è stata promessa in sposa dal padre morente, che Mirandolina "usa" con libera disinvoltura per attuare il suo piano e poi accoglie ben volentieri come marito al momento della stoccata finale data ai tre spasimanti, in particolare al malcapitato cavaliere, dopo averlo "cotto, ricotto e biscottato" per bene!
Caratteristici sono i monologhi della locandiera, che stabiliscono una segreta intesa col pubblico, a cui è riservata l'ultima strizzatina d'occhio dalla vivace e vibrante protagonista con l'invito a "ricordarsi” di lei, quando la luce della giovinezza si spegne, si rientra nella normalità della vita coniugale e le esperienze più "libere" e avvincenti di quella età meravigliosa diventano nostalgie, emozioni, «ricordi" appunto!