
Regia: Federico Granziera e Barbara Riebolge
con la supervisione artistica di Giorgio Bertan
Una storia tanto antica quanto moderna e attuale in cui si fondono commedia e motivi tragici, problemi amorosi ed economici.
Il filo rosso che percorre le vicende è la cupidigia, che si fa molla dell’esistenza.
Così Cristiani e Turchi partecipano di un medesimo destino, sono messi alla prova in eguale misura, vengono guidati dalle stesse smanie. L’avidità di Pantalone non è poi così diversa da quella dell’antagonista Turkan e la condizione della giovane Arianna - vittima ora della brama di denaro del padre che la vuole maritare a un buon partito, ora del desiderio del Gran Muftì - non cambia molto sia che si trovi nella casa paterna a Venezia che relegata in un harem destinata al piacere del signore di Corfù. L’isola, ritratto di un regno lontano incantato ed esotico, si rivela ugualmente una prigione. La brama governa pure le vicissitudini dei meno agiati con la loro voglia di riscatto come i servi e la strega imbrogliona.
Un canovaccio di Commedia dell’Arte nel quale si muovono personaggi e maschere, con le cadenze tipiche di questo genere di spettacolo, tra paradossi ed esilaranti gags, riproponendo un teatro che ha peculiari somiglianze con la fiaba ma che, nel contempo, si fa metafora della realtà.