Tarvisium Teatro (TV)

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NOME COMPAGNIA: Tarvisium Teatro
ANNO ISCRIZIONE FITA:
RAPPRESENTANTE LEGALE: Stefano Gasparini
COMUNE: Villorba
TELEFONO: 347 3847775
E-MAIL: mariestef@libero.it
SITO INTERNET:


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UNA PRESTAZIONE ECCEZIONALE ovvero IL PAPOCCHIO di Samy Fayad
tre atti
adattamento e regia di Roberto Zannolli

LA STORIA
E’ un’uggiosa mattina d’inverno dell’anno ’63 ed i casi che si presentano nello studio legale Russolillo e C. sono di quelli che volgerebbero sicuramente al rosa qualsiasi giornata.
Si presume che un adulterio venga consumato con discrezione e che gli attori restino defilati, ma quello avvenuto vent’anni prima presso l’Hotel Impero di Cremona non si è svolto in sordina: infatti ha visto i protagonisti impegnarsi in una prestazione eccezionale, così eccezionale da essere gratificata con un buono sconto del 50%.
Attenuante coi fiocchi per l’eventuale uxoricida in un processo per delitto d’onore!
E che dire di due gemelli così poco “gemelli” da far nascere il sospetto di essere stati concepiti con partners diversi.
Evento improbabile, ma possibile: comunque una manna per gli avvocati!
Un comitato di festeggiamenti, per celebrare una solenne ricorrenza commissiona ad una nota ditta la statua di un ben preciso santo e vorrebbe poi che gli fosse consegnata la statua di quel santo e non quella di un altro beato.
Causa di risarcimento che non da adito a dubbi.
Una pratica di pensione necessita – si sa – di tempi lunghi, però dieci anni risultano, francamente, un poco eccessivi.
Per battere la burocrazia è giocoforza far ricorso all’assistenza di un leguleio.
Certo, Alfonso Russolillo non è quello che definireste un principe del foro: avvocaticchio napoletano in terra veneta, afflitto da una cognata petulante e un poco razzista, affronta i casi giudiziari che gli si presentano con bonomia partenopea, mantenendo sempre i piedi per terra e sviscerando i “fatti” con razionalità e buon senso: come spesso ama ripetere “i fatti! Solo i fatti contano!”.
Nella sua attività egli è affiancato professionalmente da Lettieri, volenteroso giovane di studio aspirante baritono e dal tuttofare Carisi, un ex ladruncolo recuperato all’onestà (nei comportamenti, ma non nella vocazione) da un comitato di bacchettoni.
Ma questi ultimi fatti, che vedono coinvolto il suo studio – così semplici all’apparenza – si riveleranno oltremodo compositi, mettendo a dura prova logica ed intelligenza; così che alla fine il povero Russolillo vedrà vacillare le sue certezze, costretto a mendicare – senza peraltro trovare soddisfazione – quelle risposte che la ragione dribbla.

Adattamento della pièce “Il papocchio” – scritta alla fine degli anni ’60 da Samy Fayad e portata al successo da Nino Taranto – “Una prestazione eccezionale” è una commedia brillante, in alcuni momenti decisamente comica, che si distingue per la caratterizzazione dei personaggi, la vivacità del ritmo e i numerosi colpi di scena.

L’AUTORE
Samy fayad, autore italiano di origine libanese nato a Parigi nel 1925, trascorse l’infanzia in Venezuela e all’età di 13 anni si trasferì a Napoli, dove visse fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1999. Ancora studente universitario nel 1944 entrò a lavorare alla Radio di guerra degli Alleati e, successivamente, si dedicò alla carriera giornalistica alla RAI ed all’attività di autore teatrale.
Le sue opere dal respiro internazionale – tradotte, rappresentate e teletrasmesse nei maggiori paesi d’Europa ed America – per il pubblico italiano sono state portate in scena da primarie compagnie nei più prestigiosi Teatri della penisola.
Fra le oltre trenta commedie scritte ricordiamo: “Come si rapina una banca” (1967) rappresentata da Peppino De Filippo, “Il settimo si riposò” (1969), “Il papocchio” (1970), “Un gran bene di consumo” (1973), tutte rappresentate da Nino Taranto, “Il premio di nuzialità” interpretata da Silvio Spaccesi, “Cose turche” (1982), “Per mezzora di sfizio” (1988) e ultima in ordine di tempo “La conoscenza dell’inglese”.
“Il suo repertorio, vasto e originalissimo, ha toni e timbri inconfondibilmente basati sulla costante del più autentico umorismo che non si limita all’aggressività della battuta comica, ma si risolve in un civile atteggiamento di critica nei confronti degli altri e di sé ( il segreto dell’umorismo è infatti quello di saper ridere anche di se stessi) che confina con una forma di pietà per tutte le debolezze umane”. (Alberto Perrini)
Samy Fayad è noto anche come scrittore di fantascienza: i romanzi “Ulix il solitario” (1959) e “la collina di Hawotack” sono stati pubblicati nella collana URANIA di Mondatori.







LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE di Vittorio Barino e Martha Fraccaroli




Due atti di Vittorio Barino e Martha Fraccaroli.
Adattamento e regia di Roberto Zannolli.

LA STORIA
Festività natalizie ai giorni nostri: Arturo Vanghina, industrialotto lombardo in difficoltà economiche, ha invitato un collega tedesco a trascorrere il week-end nel suo chalet di montagna, con la speranza di stringere un importante accordo commerciale.
Ha invitato anche la “carissima amica” Beatrice, moglie del carissimo amico Isidoro, il quale trascura la consorte per dedicarsi all’hobby della pesca.
Per giustificare la presenza in casa di Beatrice, Arturo ha bisogno di un uomo di paglia e per questo ha invitato anche il carissimo amico Osvaldo, pregandolo di farsi passare per il “carissimo amico” di Beatrice. Arturo però ignora che Osvaldo è il “carissimo amico” della propria moglie, la sanguigna signora Giovanna. Osvaldo a sua volta non conosce questa Beatrice e, lasciato solo in casa, sentendo suonare il campanello va ad aprire: sulla porta c’è la cuoca dell’albergo Belvedere – venuta per aiutare a preparare la cena agli ospiti e che (quando si dice il caso!!) si chiama pure lei Beatrice!
Da questo momento è tutto un susseguirsi di equivoci, colpi di scena, azioni furbesche e soprattutto bugie: bugie per sviare sospetti; bugie per nascondere tradimenti, bugie per mascherare false identità: bugie per coprire altre bugie.
Tante bugie che coinvolgono mariti, amanti, amici più o meno “carissimi”, e finanche il personale di servizio, ma sono bugie dalla vita breve perché, come è noto: le bugie hanno le gambe corte! e qualche volta… cortissime!

La commedia derivata – nello spunto iniziale – dalla pièce “Pigiama per sei” del francese Marc Camoletti – non ha altro scopo che quello di offrire agli spettatori due ore di sano divertimento anche se – oltre a quella del titolo – qualche altra morale, sotto sotto, salta fuori, quale ad esempio: dai nemici mi guardo io ma dagli amici, specie se “carissimi”, mi guardi Dio!.

GLI AUTORI
Vittorio Barino (1935): commediografo, regista teatrale e televisivo, è stato a capo del Dipartimento Spettacolo della TSI (Televisione Svizzera Italiana). Ha scritto commedie in dialetto ed in lingue che hanno avuto tra gli interpreti Enrico Beruschi e Yor Milano.
Tra le più note: “tremila paia di scarpe”; “Scapà e turnà, gh’è tutt da guadagnà”; “Riunione di condominio”; “Romeo Tettamanti e Giulietta Tiraboschi” e la recentissima “Buonasera, sior Sindaco”.
Si dedica con particolare successo di pubblico alle realizzazioni della Compagnia del Teatro Dialettale di cui ha fatto parte Martha Fraccaroli (1928) regista, scrittrice, attrice di successo della Svizzera Italiana, nonché insegnante di recitazione, e con la quale ha scritto a quattro mani “Ol consiglier da stat”; “I surpres dal divorzi”; “I busii g’han i gambi cort”.







UN PREMIO ALA FAMEJA di Aldo Durante
La famiglia!
Quante volte all'origine di gesti sublimi di abnegazione, di coraggio, di eroismo e di sacrificio.
E quante volte, ahimè, alibi per nascondere viltà, opportunismo, piaggeria e sinecura.
Nel dopoguerra Leo Longanesi arrivò a suggerire che sulla bandiera campeggiasse anche la scritta “TENGO FAMIGLIA”.
La famiglia!
Magari detestata dal singolo ma – da sempre – amata, plaudita, vagheggiata,
sollecitata, favorita da chi ha il potere.
Vuoi per calmare i bollori giovanili e raffreddare le teste calde: ecco la famiglia camomilla; vuoi per indirizzare i consumi e favorire la produttività: ecco la famiglia pago due e compro tre, o vuoi più semplicemente per ottenere consensi esaltandone e difendendone i valori: la famiglia con l'indice di gradimento.
La famiglia!
Al suo fascino non poteva certo restare insensibile la propaganda di regime.
Per stimolare la prolificità degli italiani, tanto necessaria a popolare l'impero, il fascismo istituì in ogni provincia il “Premio alla famiglia più numerosa” diventato – con l'entrata in guerra - “Premio alla famiglia più numerosa avente il maggior numero di figli alle armi”.
Premio appetibile assai, sia per la dotazione in lire che per il prestigio derivante, con tanto di grottesco regolamento che nel computare il nucleo familiare assimilava i figli
morti a quelli in vita, discriminandoli però a seconda in quale guerra fossero deceduti.
• Guerra in corso: i figli morti sono equiparati ai vivi.
• Guerra di Spagna o di Etiopia: i figli morti sono morti e basta; fanno
punteggio zero.
Non è difficile immaginare espedienti, brogli ed accorgimenti messi in atto per far lievitare il nucleo familiare e portarsi a casa l'ambito premio: il più semplice riuscire a combinare matrimoni fra vedovi con prole possibilmente numerosa) a carico; il
più rischioso falsificare gli stati famiglia.
Ambientata nel 1944 in un non meglio identificato paese della Marca, il cui
Municipio è centro di intrighi, ricatti e compromessi, la commedia di Durante parte dal contesto storico sopraesposto e sviluppa la sua azione su più temi: il grottesco burocratico, il moralismo ottuso, l'opportunismo politico, il perbenismo da “pochade” e ancora guerra, razzismo e borsa nera.
L'autore non esplicita giudizi (e in questo la regia lo asseconda ovattando scene e costumi nei toni grigi dei film dell'epoca) rifuggendo dal creare personaggi simbolo da contrapporre in maniera manichea.
Non ci sono buoni e non ci sono cattivi: ci sono invece uomini e donne con le proprie virtù, (poche a dire il vero) e debolezze, colti nelle loro vicende pubbliche e private, mentre sullo sfondo si avverte, incombente con il suo straziante carico di dolore, il tragico bombardamento di Treviso del 7 Aprile.

ALDO DURANTE, nato a Montebelluna (Treviso) l’11.10.44, si è laureato in lettere ed ha insegnato per venti anni nella scuola media. Attualmente è direttore del Museo dello Scarpone e
della Calzatura Sportiva, espressione culturale di un’attività che è alla base dell’economia montelliana. Ha scritto numerose opere teatrali, radiodrammi, sceneggiature sia in lingua italiana, sia in lingua veneta e tra queste spiccano quelle dedicate alla saga dei Broccon, vicissitudini di poveri veneti attraverso 150 anni di avvenimenti bellici, politici e sociali, ed alla quale la presente commedia idealmente si ricollega.


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