Clicca sui titoli degli spettacoli teatrali elencati qui di seguito per leggere il dettaglio.
"L'orso" e "La proposta di matrimonio" di Anton Cecov
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La Compagnia Teatrale Altinate ha ritenuto di rendere omaggio ad uno dei maggiori drammaturghi di tutti i tempi, proponendo due suoi piccoli lavori, due gioiellini che, pur non raggiungendo le vette della sua più matura produzione artistica, ben possono figurare accanto alle altre sue opere.
Due donne affidate all’interpretazione di Barbara Tasca: Elena Ivanovna Popova, che si impone la scomoda quanto improvvida armatura della inconsolabilità vedovile, che altro non aspetta però di “cedere alla forza”!
Natal’ja Stepanovna, dalla vista che non va oltre i confini dei suoi campi di fieno, fino a che….!
Artatamente svenevole la prima, naturalmente scorbutica e velenosetta l’altra.
E gli uomini?
Come da Adamo in poi, credono di essere gli artefici dei loro destini.
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"La casa di Bernarda Alba" di F.G. Lorca
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“La casa di Bernarda Alba” è considerato il capolavoro di Lorca ed è una delle opere più importanti del teatro spagnolo contemporaneo. Dramma di sobria e cupa potenza, equilibrato ed essenziale, completamente spoglio di ornamenti superflui, preciso e serrato: un “documentario fotografico” ricorrendo alle parole dell’autore stesso. Come le precedenti opere di Lorca, anche “La casa di Bernarda Alba” è nutrita di ricco e genuino umore di vita spagnola paesana, intrisa di passioni cocenti e fatali in senso veramente tragico.
In questa storia di donne, con Bernarda Alba al centro, tirannica e prepotente, e le altre intorno, asservite anche se non sempre dome, tutte esasperate da un’assurda claustrazione, non si può non cogliere un disperato bisogno di libertà, l’ansia di spezzare un involucro soffocante di ipocrisie e di segrete, feroci violenze.
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"Il berretto a sonagli" di L. Pirandello
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La signora Beatrice ha il sospetto che suo marito, il cavalier Agatino Fiorica, abbia una tresca con la moglie di Ciampa, scrivano nell’azienda del cavaliere.
La Saracena, ambigua figura di faccendiera, le conferma che il sospetto è fondato.
La Saracena insinua nella signora Beatrice anche il dubbio che Ciampa sa tutto e se ne sta zitto.
Tra i due, Ciampa e la signora Beatrice, si svolgono dei pungenti duelli verbali “in punta di fioretto” giacché lo scrivano è, a modo suo ma in maniera efficace, un sofista: basti pensare alle sue dissertazioni sulla “corda civile” e sull’esser “pupi” per volontà divina.
La “tradita” chiede l’aiuto del Delegato Spanò. Questi le prova tutte per non farsi coinvolgere in una denunzia a carico di un “cavaliere”, ma di fronte alla determinazione di una donna tradita deve arrendersi e compiere il proprio dovere. Il cavaliere e la donna vengono così arrestati.
Ciampa a quel punto convince i familiari della signora Beatrice a farla rinchiudere in manicomio perché: solo se si dimostra “alla gente” che la signora è pazza, egli non “dovrà” ammazzare la propria moglie e il cavaliere.
La madre e il fratello di Beatrice tirano allora un sospiro di sollievo perché non dovranno subire la vergogna di una condanna per adulterio del marito della loro congiunta !
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"'E barufe in fameja" di G. Gallina
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“‘E barufe in fameja”, commedia scritta in occasione del carnevale del 1872, è una delle prime opere di Gallina e si rifà in maniera assolutamente trasparente a “La famiglia dell’antiquario” di Goldoni, commedia dalla quale riporta anche alcune citazioni (atto secondo, scena sesta, Ubaldo: … Sentite, Doralice mia, due donne che gridano sono come due porte dalle quali entra furiosamente il vento…). Nella scrittura originale, ormai da tempo non più rappresentata, il testo è inserito tra un prologo ed un epilogo (il titolo della rappresentazione completa è “La scuola del teatro”) con intenti educativi-moraleggianti che in realtà si prendono in giro da soli ed in cui lo stesso Gallina autoironizza su se stesso (la battuta finale della rappresentazione completa è “se ciapo Galina ghe tiro el colo”).
All’alba del terzo millennio la commedia resta brillante e spumeggiante, allegra e divertente; nella messa in scena non si è ritenuto di aggiungere gags e forzature per strappare facili applausi: riteniamo che l’aderenza al testo, così come previsto da Gallina, sia più che sufficiente a regalare momenti di allegria. Forse il miglior modo di accostarsi a questa commedia è quello di considerarla per quello per cui è stata scritta: il Carnevale di Venezia, ora come centocinquant’anni fa occasione di allegria e spensieratezza.
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