Tremilioni, Compagnia Teatrale (TV)

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NOME COMPAGNIA: Tremilioni, Compagnia Teatrale
ANNO ISCRIZIONE FITA:
RAPPRESENTANTE LEGALE: Lucio Zuliani
COMUNE: Conegliano
TELEFONO: 0438.60014 - 335.8036790
E-MAIL: compagnia@tremilioni.it
SITO INTERNET: www.tremilioni.it


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La locandiera di Carlo Goldoni




L'opera, costruita su misura per la brillante attrice Maddalena Marliani, cavallo di battaglia poi nel tempo per molte altre grandi interpreti, è una vera e compiuta "commedia borghese”, tutta imperniata su un personaggio, già abbozzato in varie opere precedenti, della donna attraente e avveduta, che usa con vivacità, arguzia, garbo e accortezza le arti della seduzione per far trionfare, davanti a chi le bistratta e le disprezza, le "ragioni" di tutte le donne, "che sono le migliori cose che abbia prodotto al mondo la bella madre natura".
In un abile gioco di contrapposizioni - compensazioni, che servono a evidenziare i "caratteri" e a rendere agile e mosso l'intreccio, tolte alcune scene di proposito dal regista, non essenziali allo svolgimento del tema principale, ben presto lo spettatore ha presenti i dati iniziali: una locanda, una locandiera, presente prima nei cuori e sulla bocca dei clienti e poi di persona, sempre comunque al centro della scena, un marchese spiantato capace solo di offrire "protezione", un conte aggressivo e spavaldo, che ha "comprato" il titolo, convinto che per farsi valere servono più "i quattrini" della nobiltà, sempre in gara fra loro per conquistarsi le grazie della donna.
Ma a pungere sul vivo Mirandolina e a spingerla a una sottile vendetta è un cavaliere, rude, goffo e misogino, che la ferisce nella sua femminilità perché considera le donne "una infermità insopportabile". A far da spalla alla giovane sta il suo aiutante Fabrizio (i soli due nomi propri!), a cui lei è stata promessa in sposa dal padre morente, che Mirandolina "usa" con libera disinvoltura per attuare il suo piano e poi accoglie ben volentieri come marito al momento della stoccata finale data ai tre spasimanti, in particolare al malcapitato cavaliere, dopo averlo "cotto, ricotto e biscottato" per bene!
Caratteristici sono i monologhi della locandiera, che stabiliscono una segreta intesa col pubblico, a cui è riservata l'ultima strizzatina d'occhio dalla vivace e vibrante protagonista con l'invito a "ricordarsi” di lei, quando la luce della giovinezza si spegne, si rientra nella normalità della vita coniugale e le esperienze più "libere" e avvincenti di quella età meravigliosa diventano nostalgie, emozioni, «ricordi" appunto!







Sior Todero brontolon di Carlo Goldoni




La commedia fu rappresentata con pieno successo al teatro San Luca nel gennaio del 1762, qualche mese prima del definitivo trasferimento a Parigi dell'autore. Viene considerata da diversi critici la più "molieriana" delle opere goldoniane, perché il carattere dominante del protagonista è abbozzato con una forza e una "verità" straordinarie, che richiamano in diversi momenti, per la taccagneria di Todero, "L'avare" di Molière. Anche per questo motivo, non c'è stato nessun grande interprete del teatro goldoniano, dal "coneglianese" Ferruccio Benini, a Cesco Baseggio, a Gastone Moschin e a Giulio Bosetti, solo per citarne alcuni storicamente famosi, che non abbia amato l'opera e non si sia cimentato nel ruolo del protagonista.
Quanto sia profonda, poliedrica e complessa la figura di Todero lo fa capire il Goldoni fin dal sottotitolo ("o sia il vecchio fastidioso") e più estesamente nella sua "introduzione": "Todero... non è un brontolon solamente, ma avaro e superbo...Ma come la sua superbia consiste solamente nel comandar con durezza... e la sua avarizia è accompagnata da un taroccare fastidioso, insolente, ho creduto bene d'intitolarlo dal difetto suo più molesto...".
La trama della commedia è lineare, anche se piena di improvvisi colpi di scena e di accelerazioni drammatiche e comiche. Todero è l'indiscusso "patron" di una famiglia rigidamente patriarcale, in cui tutti devono dipendere dal più anziano: il figlio imbelle Pellegrin, la nuora battagliera Marcolina, la timida "nezza” Zanetta, il suo fattore Desiderio col figlio Nicoletto, il vecchio servo Gregorio e la cameriera Cecilia.
Fin dalle prime scene appare chiaro il "carattere" del protagonista nei commenti salaci di Marcolina e Cecilia, perché il vecchio in casa mette tutto sotto chiave per la sua spilorceria. Ma ecco la novità: arriva la vedova Fortunata a chiedere la mano di Zanetta per il cugino Meneghetto "che no gh'ha un vizio al mondo", anzi "un'aria da zentilomo". Marcolina, conscia di dover chiedere il consenso al "missièr", che "el xe un de quei vecchi che no vol ben altri che a se stessi", confidando sulla sua avarizia "per liberarse da una boca de più”, accetta la proposta di Fortunata e così i due giovani, che già si erano visti, potranno incontrarsi in casa di Marcolina.
Todero, dopo che si è tanto parlato di lui, entra in scena, ma col progetto: di "sistemare" Zanetta con Nicoletto, soprattutto perché così la "dota" rimarrà in casa. Quando Pellegrin va dal padre, mandato dalla moglie, a chiedere il consenso di sposare la figlia già promessa, il "patron" caccia malamente il figlio "alocco" e si affretta a concludere l’”affare" con Desiderio e Nicoletto. La situazione sembra precipitare, ma a questo punto Marcolina, nella sua disperazione, trova due decisi alleati in Fortunata e Meneghetto, innamorato di Zanetta. Todero, sempre più prepotente e brontolone, è ben risoluto a non badare alle ragioni umane e di "reputasiòn" né della "scempia" nuora, né della "spussetta" nipote.
Meneghetto chiede un incontro col vecchio "omazzo", ma, pur disposto a sposare Zanetta "senza dota", non ottiene ancora il consenso. Allora le due donne prendono il le corna e, in una scena concitata che ricorda le pagine manzoniane del matrimonio segreto nei Promessi Sposi, combinano l'unione fra l'ingenuo Nicoletto e la ben disposta Cecilia. Cosa fatta capo ha. La parola magica "senza dota" convincerà infine Todero a cedere, anche se riserva ancora al frastornato Pellegrin, che arriva buon ultimo sulla scena, la rancorosa battutaccia:”Martufo”. Le parole finali, come quelle iniziali, spettano alla vera antagonista del vecchio "brontolone: la signora Marcolina, che con la sua tenacia e la sua pazienza riesce alla fine a domare l'orso "aspro e indiscreto" e a dare un degno marito a Zanetta ("le me viscere").
Anche se alcuni passaggi possono sembrare un po' troppo teatralmente costruiti, anche se i toni si fanno talora furiosi e caricaturali, col flusso rapido e sussultante dell'intreccio verso lo scioglimento finale, col ritmo incalzante di emozioni e stati d'animo, che ora mettono in ansia, ora commuovono, ora fanno ridere, la commedia riesce a coinvolgere e a divertire grandi e piccini anche solo a leggerla, figurarsi al poterla tutta godere e gustare sulla scena! Todero rappresenta un tipo umano universale: le persone egoiste e brontolone, specie di una certa età, esistono dovunque. Ecco allora, in conclusione, come lo stesso Goldoni detta la sua morale: “La Commedia consiste nell’esposizione di un carattere odioso, affinché se ne correggano quelli che si trovano, per loro disgrazia, da questa malattia attaccati”.



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